martedì 21 novembre 2017

Maometto pedofilo - 3

(Maometto pedofilo - 2)

Bimba di nove anni ricoverata per emorragia (v. qui, qui, etc.).
Sul quotidiano della socio meticcizzazione razzista anti, La Repubblica, non una menzione del fatto.
Del resto multietnico, multiculturale, arcobaleno etc. è bello a priori, a prescindere, senza se e senza ma. Dei gioiosi fratelli dell'islam religione di pace si può parlare solo bene.
Dunque parola a
  • spaghetti alle vongole perfetti
  • su duello Bersani - Orlando
  • di una madre che fa arrestare  il figlio latitante e gli scrive  una lettera: "Odiami pure, ma ti ho tradito per salvarti la vita
  • "Veleno", la strage dei gatti neri, quinta puntata
  • Pagati con pizza, birra e lezioni di sci al posto dello stipendio: la protesta dei giovani medici - Le testimonianze nel gruppo social creato per dire no allo sfruttamento
  • Integrazione - Mameli in tutte le lingue: i 'nuovi italiani' cantano l'inno
  • L'amore che abbatte anche i muri: nozze al confine tra Usa e Messico
  • Moschee femministe e matrimoni gay: il volto nascosto dell'Islam
  • Imola, muore a 17 anni per meningite
  • Pirozzi e l'elogio di CasaPound: "Ne parlerò sempre bene, vennero ad aiutarci dopo sisma
  • blabla
  • blabla
  • blabla
Non una parola per questo atto di barbarie.
L'integrazione è solo quella lucida e a metà: le lenticchie fagiolate per legge che cantano l'inno di Mameli in berbero o urdo, il centodueenne sopravvissuto all'olocausto, le moschee coi matrimoni gay, quanto sono cattivi i poliziotti che sgomberano i poveri migranti.
Il bambino siriano sulla spiaggia martellato per mesi, la bambina di nove anni e gli orchi islamici a Padova semplicemente sparita.
Già, i falsi e le bufale in rete. E le omissioni.



Cinici, disillusi, realisti

Ieri sera si è fermata a casa mia.
E stamattina abbiamo scopato.
Siamo cinici e disillusi, viviamo il momento. Io trovo che rispetto ai tatticismi e alle finzioni degli enti o degli enta, sia meglio così.
Penso, però che, come ricordava Pornoromantica (Carolina Cutolo) i cinici siano anche grandi realisti (ella usava il termine di romantici). Anche solo per il fatto di eliminare tutte le convezioni, le edulcorazioni e lasciare solo la realtà.
E' venuta lei, poi sono venuto io. Poi colazione e via, ciascuno per la sua strada.
Così, leggero e improvviso, inaspettato, a me non piace, non posso dire di no.

domenica 19 novembre 2017

Come amici meglio

Sono stato bene con _zzz, con _mtura, con _ara, ex compagna di studi di tango, con _rio, tesoriere del GAS, l'alter ego anarchista di sinistra di Lorenzo. E con _civa. Dopo la milonga, stanotte, è salita anche lei, con _zzz, per la passeggiata odierna.
Così ci siamo addormentati abbracciati, con qualche carezza, con qualche bacio, nel letto. Per un certo momento, prima di crollare, e anche stamani, ho avuto anche un po' di desiderio fisico. Anche stamani. Stroncato dalla stanchezza ieri, dal preparare colazione, per noi tre, stamani.
Non posso non osservare come il mio eros si trovi nell'incudine  di un paradosso: ti desidero solo se sono libero. Non è una novità, per me, il potere erotizzante dell'assenza di legami, di vincoli.
In fondo, penso, che sia meglio che rimanga un'amica, cara e, a volte, sexy.
Una scopata non vale tutti i viscosi pantani che ciò comporta.
Come amici è più libero, più bello. Non sono capace di sostenere un legame erotico, meglio lasciar perdere.

C'erano gli odori buoni



Ieri abbiamo fatto tardi (ma non troppo) in milonga.
Abbiamo camminato, nelle ore centrali, da mezzogiorno fino alle quattro, lassù. Sulla stradina di crinale, di un mammellone sfasciato di argille plioceniche così comuni nell'Appennino “di due terzi” la parte più a monte di quello centrale. Che piacere, dopo mesi e mesi di polvere, secco, aridità, osservare quei fili, quei rivoli di acqua di scioglimento della neve.
Una terra fragile (frane da tutte le parti) e povera, arida d'estate e pantano nella stagione “invernale”. Beh, cielo blu, le foglie giallo-brune-arancioni delle farnie e sole, ce la siamo goduta proprio. Considerato che abbiamo fatto relativamente tardi (siamo arrivati a casa, dopo la milonga, alle due e mezza, questa notte) ce la siamo presa comoda, più una passeggiata che un'escursione, con panorama mozzafiato.
C'era ancora qualche chiazza di neve e qualche resto dei cumuli creati dagli spazzaneve.
L'Appennino sta diventando un deserto umano, pieno di vita animale, ma senza più umani. Case di tutti i tipi, categorie, fatture, vuote, che vanno in malora.
Come gli animali ci siamo imbevuti del basso sole novembrino,
Ho ricordato le parole di Gianfranco Bonaldi (Gianfri), quando in Val Grande, ci raccontava come tutti gli animali (caprioli, camosci, cervi, etc.) si mettessero, in inverno, sui versanti al sole, i prati tra faggi, larici e betulle, a prendere quanta più luce, calore possibile, del sole.
Ora che sono a casa, ho un'immagine con me, il sorriso sdentato di un contadino, ormai di una certa età, che era apparso, per poco, uscendo dagli edifici di quella fattoria. C'erano le galline, le capre e poi tre pingui scrofe, i loro simpatici grugniti, che ci osservavano curiose, poco sopra la strada. C'erano gli odori buoni di terra, animali, vita.
Andando non abbiamo visto nessuno, tornando mi sono portato a casa quel sorriso di quell'apparizione fugace.
Penso che sarei dovuto andare lì, stringergli la mano e dirgli :- Lei forse non lo sa, ma è un eroe di retroguardia, uno di coloro che conoscono la terra, la sanno lavorare, producono, creano ricchezza, anno dopo anno,  e la forniscono, in forma di prodotti buoni, di legna, di grani, a tutta la comunità. Mi permetta di stringerle la mano.

venerdì 17 novembre 2017

Simil contadinesco

Così si apre questa pagliacciata. Fabbrica contadina è un ossimoro. I contadini dell'eccellenza, alcuni dei quali li frequento per il GAS, sono ostili a questo teatrino disneyano, a questo parco dei divertimenti. Rendere tutto uno spettacolino con brillantini, artificiale, divertimentificio.
Ciò distrae dalla cultura contadina, dalle difficoltà che le piccole e medie aziende contadine affrontano, con una normativa vessatoria fatta per aziende enormi, da ciò che conta che è ricostruire una qualche relazione, un qualche rapporto empatico tra mondo contadino e consumatori inurbati. Vi dicevo (!?) del contadino cattococomeriano del GAS che non può più prodursi i pulcini in proprio?! Deve andare a prenderseli col proprio pick-up in una certa azienda. Questa sarebbe una norma contro l'aviaria. Come mandare i bambini a prendere la merendina confezionata al distributore del tubercolosario per proteggerli dalla salmonella. Siamo alla follia. Avrei una bella sfilza di norme vessatorie da raccontare, che, zeloti burocrati in regione o a Bruxelles, si inventano nel loro zelo progressista “come possiamo rendere la produzione più igienica/standard/sicura/migliore/industriale/a norma/... ?”

Così si inventa questo format (il termine del lessico della scatola inquina-menti mi fa cagare ed è quindi appropriato) per cittadini in cerca di emozioni leggere pseudo contadinesche da consumare dopo l'ape o il cross-fit. Invece di andare al cinema, a spippolare sul faccialibro o al buling, si va al teatrino simil rurale. Corso di un'ora per imparare a fare il formaggio o qualcosa del genere. A me sembra talmente cretino per cretini da farmi quasi sorridere.
Dopo il Merdpo meneghino 'sto divertimentificio bolognese.

giovedì 16 novembre 2017

Asprezze materne

Lunedì sera ho tentato di parlare con mia madre. Le ho chiesto se sarebbe possibile, durante le vacanze natalizie, andare qualche giorno nella sua casa di montagna con gli _zzz. E' sempre un momento critico: mia madre ha un rapporto morboso con la sua casa, così ha sclerato anche lunedì sera.
Basta una semplice domanda “Potrebbero venire gli _zzz?” ed è iniziata una filippica via più lunga e dura ad ogni mmh del mio essere basito, ammutolito. Peraltro _zzz e _zzzino sono persone garbate, fini, ospiti encomiabili. Emerge il potere e ciò che esso porta con sé, tra cui, non ultima, la volontà di far male, anche di umiliare. Mia madre non è diversa da altri esseri umani e gli anelli del potere, per dirla tolkenianamente, stravolgono anche lei.
Inutile tentare anche solo un blando tentativo di convincimento sul fatto che la casa rimanga disabitata 48 o 49 settimane all'anno nuoce ad essa stessa. Io la considero una completa insensatezza e non sono andato al di là di questa parola, pronunciata un paio di volte. “No la casa è mia e tu con gli amici e le morose non ci vai!” è stata la risposta ripetuta ossessivamente (a questo giro è stato aggiunto “le morose”, rispetto agli scazzi precedenti). Qui non c'è raziocinio che tenga, è la psicologia a comandare, una “cosa” che condiziona mia madre invece di essere gestita da lei.
Dopo le intemperie in risposta alla mia domanda è passata oltre, quella casa rimarrà a mio fratello che mi darà la metà in contanti. Io alzo le spallucce, le eredità sono delle rovinafamiglie e, in genere, non me ne frega un pipo. Però a me piace quel luogo e il paesello remoto, poco turistico, a quella casa sono affezionato, non per il valore venale, ma per quello affettivo.
Io mi sto allontanando da tempo dal paesello, considerato che ci vado sempre meno. Anche il passaggio generazionale, a mio figlio, non si compie. UnBipedinone si rompe le palle di venire su da solo e  comprendo questa sua ritrosia.
Mia madre sa che ci tengo a quella casa e ad andarci qualche giorno all'anno. Possibilmente non da solo, visto che vivo già la gradita  solitudine per buona parte del tempo.
Non ha esitato minimamente a girare il coltello nella ferita, ribadendo, con una certa soddisfazione, che quella casa andrà a mio fratello. Ripeto: io non voglio dire una sola parola sull'eredità, l'ho sempre detto  e pensato che è giusto che ella decida autonomamente, è giusto sia così. Ciò nonostante mi ha fatto male: sono anni che spero di poterci andare con qualche caro amico alpinista.
Io sono riuscito a rimanere calmo. La, casa è sua e io devo rispetto ai miei genitori. Tuttavia i genitori non sono essere perfetti e, come scrissi in passato, l'educazione è, quasi sempre, un rapporto dialogico. Cosa posso fare? Nulla. Anche solo una garbata domanda l'ha mandata in crisi (“sclero” e “sclerare” sono neologismi ma rendono bene l'idea).
L'impotenza è  dolorosa e lo è stata anche questa volta. Io sono ben allenato alla rinuncia ma non è questa parte del mio carattere che devo ulteriormente rafforzare. A me piace una certa durezza asburgica e questa volta essa presenta i suoi aspetti meno gradevoli.
Così mi allontano.
E dalle radici trentine e pure da lei.
Sono amareggiato, addolorato.

mercoledì 15 novembre 2017

Mille miliardi

Vado a ballare un po' di meno. Un po' che proseguendo con lo studio del tango miglioro il mio livello e certe milonghe da ciniali (come dicono al di là dell'Appennino) e dimenamenti non mi attirano più, un po' per il fatto che partecipare ad alcuni eventi speciali, straordinari, come lunghe o maratone o festival rende le milonghe ordinarie, appunto, ordinarie.
Però voglio sempre bene a Flora e ai suoi due  covi milongheri, originali, creativi. Quello di San Vitale, la Milonga Sì, periodica, rimane la milonga del cuore, quella alla quale sono più legato emotivamente, con un bel tango creativo, salon, ricco, fluido, elegante. Durante la settimana frequento il Mikasa, un piccolo antro un po' oscuro, assai originale nello stile. L'atmosfera è quella di una milonga di amici, comunque con un livello alto, direi tra le due o tre  migliori della città, tra quelle ordinarie. Il posto del martedì ha una piccola e singolare clientela cosmopolita: vicina al centro, attira visitatori da tutta Italia (ieri dei visitatori di Roma), europei e anche extra continentali. Svetana, bulgara di Varna, Eli, turca, etc. . Il tango nacque ambiente cosmopolita e tuttora rimane tale. Ma la sublimazione (come la pressione elevata necessaria per la generazione dei diamanti dal carbonio) avvenne in ambienti nei quali gli immigrati erano forzati ad integrarsi, a rispettare le regole della comunità nella quale entravano, tutt'altro rispetto all'inversione grottesca attuale, razzista anti, secondo la quale sono gli ospitanti a doversi adeguare alle regole degli immigrati.
Venerdì, in un'altra milonga di bel tango salon, osservavo un bouquet di tanghere, un gruppetto di donne belle, curate, eleganti, su tacchi, vicine all'ingresso alla sala, in attesa di essere “mirate”. Curve sinuose, gambe lunghe, la grazia in corpo, sederi a mandolino. Esse sono intellettuali del corpo, possiedono una cultura coreutica “alta” e questo le rende ancora più belle. Sì, ti viene voglia di amarle tutte.

Ieri ho ballato anche con Eli, di Adana, ballerina di danza classica, principiante col tango. Certo, asprezze e imprecisioni e bisticci col ritmo. Però, nell'abbraccio, superate le distanze iniziali ed entrati un poco in confidenza, in comunanza in questo breve progetto a due, sentivo il suo cuore battere forte. Il batticuore di coloro che si affacciano a vette e precipizi del tango.
Sono passati sei anni e questo è ancora mi emoziona, mi stupisce, mi meraviglia, un piccolo cuore che batte forte sulle note di D'Arienzo o De Mare, abbandonato in un abbraccio.
Mille miliardi di euro di valore.